L'assicurazione in breve

luglio
2014

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Il premio

1. Generalità.
Il principale obbligo dell’assicurato consiste nel pagamento del premio, cioè il corrispettivo spettante all’assicuratore per la prestazione da lui effettuata.
Il premio assicurativo presenta alcune caratteristiche che lo distinguono nettamente da una qualsiasi controprestazione pecuniaria pagata a fronte della cessione di un bene o di un servizio.
In primo luogo, il premio deve essere necessariamente pagato in via anticipata: diversamente, l’assicuratore non potrebbe raccogliere la massa di capitali coi quali far fronte al pagamento degli indennizzi, secondo la tecnica della mutualità e della inversione del ciclo produttivo.
In secondo luogo, l’ammontare del premio deve essere strettamente legato al rischio. Esso non può essere rimesso al libero arbitrio delle parti, ma deve essere fissato in misura non inferiore ad una certa soglia, pari al rapporto tra il costo complessivo dei sinistri pagati dall’assicuratore in certo periodo di tempo assunto come base di calcolo, e il numero complessivo degli assicurati. L’ammontare del premio è collegato dunque non alla gravità del danno temuto, ma alla probabilità del rischio, e si fonda su una operazione statistico-attuariale. Il premio non è un “corrispettivo” dell’indennizzo: non solo perché quest’ultimo può mancare, senza che ciò incida in alcun modo sull’obbligo di pagamento del premio, ma anche perché non vi à alcuna proporzione tra l’entità del sinistro e l’entità del premio. Per queste ragioni il premio è tanto più elevato quanto maggiore è il rischio, mentre decresce col ridursi del rischio.
In terzo luogo, il premio è indivisibile: esso potrà anche essere pagato a rate, ma in caso di risoluzione anticipata del contratto sarà sempre dovuto per intero: se, infatti, fosse consentito all’assicurato pretendere la restituzione di una parte del premio, in considerazione della minor durata del periodo per il quale è stato corso il rischio, ne verrebbe alterato il rapporto tra i sinistri pagati ed i premi raccolti, con pregiudizio per l’intera massa degli assicurati.
Le tre caratteristiche del premio rappresentate da anticipazione, indivisibilità e connessione al rischio costituiscono la traduzione in termini giuridici dell’operazione assicurativa riguardata dal punto di vista economico.

2. Obbligati al pagamento.
Obbligato al pagamento del premio è il contraente, coincida o meno con l’assicurato.
Nel caso di assicurazione stipulata in nome altrui, obbligato è il rappresentato.
Se l’assicurazione è stipulata non in nome, ma per conto altrui, obbligato al pagamento del premio è anche in questo caso il contraente (ovviamente, quando ha agito in nome proprio), a nulla rilevando che la cosa assicurata appartenga a terzi. Per lo stesso motivo, se uno solo dei comproprietari assicura la cosa comune, egli solo è tenuto al pagamento del premio, senza diritto di rimborso da parte degli altri comproprietari, a meno che la spesa per l’assicurazione non si ritenga necessaria (art. 1110 c.c.).

3. Destinatari del pagamento.
Creditore dell’obbligazione di pagamento del premio è l’assicuratore. L’obbligato, tuttavia, è liberato se paga all’agente con rappresentanza, ovvero alla persona indicata dall’assicuratore stesso (adiectus solutionis causa: art. 1188 c.c.). In questi casi l’assicurato è liberato dalla propria obbligazione quand’anche l’agente o l’adiectus non versino all’assicuratore l’importo del premio. Di tale atto illecito, infatti, risponde l’assicuratore, ai sensi dell’art. 1228 c.c..
Il codice delle assicurazioni, risolvendo una questione per l’innanzi fonte di dubbi, ha espressamente previsto l’efficacia liberatoria del pagamento eseguito in buona fede all’intermediario o ai suoi collaboratori (art. 118, comma 1, cod. ass.).

4. La misura del premio.
Il premio totale posto a carico del contraente (usualmente indicato come “premio lordo” o “premio di tariffa”, si compone di due parti. La prima (c.d. “premio puro” o “netto”) è quella che risulta dal riparto tra gli assicurati del costo totale dei sinistri dello stesso tipo di quello dedotto nel contratto, costo desunto dalle leggi statistiche.
Al premio puro debbono poi aggiungersi i cc.dd. “caricamenti” (o “addizionali”), costituiti dalle spese di emissione della polizza, dalla provvigione spettante all’agente, dall’ammortamento delle spese generali d’impresa, dall’utile dell’assicuratore, dalle imposte, dagli eventuali interessi di frazionamento.
Il premio così determinato è indivisibile: esso cioè va pagato per intero anche se durante il periodo in corso viene a cessare la copertura assicurativa. Il principio della indivisibilità del premio costituisce una deroga alla regola generale di cui all’art. 1458 c.c., secondo la quale la risoluzione del contratto per inadempimento ha efficacia retroattiva tra le parti, salvi i casi di esecuzioni continuate o periodiche, limitatamente alle prestazioni già effettuate. Per comprendere quale sia il fondamento di tale deroga ai princìpi generali occorre considerare che, di norma, il rischio dedotto nel contratto è commisurato ad un tempo o ad una attività determinati: ad esempio, uno o più anni; un certo viaggio, la costruzione di un edificio, ecc..
Per stabilire la misura del premio, secondo quanto già accennato, l’assicuratore deve ripartire tra il numero degli assicurati il costo dei sinistri dello stesso tipo di quelli oggetto della polizza, che normalmente si verificano in un certo arco di tempo. Il fattore temporale, dunque, e cioè il periodo assicurativo, costituisce l’unità di indagine statistica elementare, rispetto alla quale l’assicuratore computa il costo della massa di rischi. Pertanto, quand’anche il rapporto assicurativo duri meno del periodo per il quale è stato pagato il premio (ad esempio, per cessazione del rischio, ex art. 1896 c.c.), l’assicurato è sempre tenuto a pagare il premio per intero, perché altrimenti l’assicuratore non potrebbe più fare alcun affidamento sui calcoli statistici e sui principi attuariali per ripartire tra gli assicurati il costo della massa dei rischi. Il principio dell’indivisibilità del premio è alla base di una nutrita serie di norme le quali, nel disciplinare lo scioglimento del contratto per varie cause, prevedono espressamente l’obbligo dell’assicurato di pagare per intero il premio relativo al periodo assicurativo in corso al momento dello scioglimento (artt. 1890, 1893, 1894, 1896, 1897, 1898, 1901 c.c.).
Peraltro anche il principio della indivisibilità del premio non è senza eccezioni.
Una prima eccezione è relativa all’assicurazione della r.c.a., ed è prevista dall’art. 122, comma 3, cod. ass., il quale stabilisce che nel caso di circolazione contro la volontà del proprietario, dalla data della denuncia “in deroga all’articolo 1896 (...) c.c. l’assicurato ha diritto al rimborso del rateo di premio, relativo al residuo periodo di assicurazione”, al netto delle imposte e del contributo dovuto per il servizio sanitario nazionale.
Una seconda eccezione, limitata all’assicurazione sulla vita, è prevista dall’art. 177, comma 3, cod. ass. (ma si veda già, in precedenza, l’art. 111, comma 4, d. lgs. 17-3-1995 n. 174). Tale norma prevede infatti che, nel caso in cui l’assicurato eserciti il diritto di recesso riconosciutogli dal comma 1 della stessa disposizione, l’assicuratore deve rimborsargli il premio già corrisposto, al netto della parte relativa al periodo per il quale il contratto ha avuto effetto, e sempre che si tratti di contratti di durata superiore a sei mesi.

5. Variazioni del premio in corso di contratto.
Durante la vita del contratto, la misura del premio può variare sia per espressa previsione delle parti, sia per previsione di legge.
La misura del premio può variare, innanzitutto, in tutti i casi in cui la misura di esso sia stata indicizzata, cioè agganciata dalle parti ad un valore di riferimento (ad esempio, il costo del denaro).
Il premio può altresì variare quando le parti abbiano previsto una c.d. clausola di regolazione del premio. Per effetto di questa clausola - ricorrente specialmente nell’assicurazione contro i danni o della responsabilità civile - le parti pattuiscono un premio minimo standard, suscettibile di aumentare proporzionalmente al variare del rischio (ad esempio, proporzionalmente all’aumento dei dipendenti dell’impresa gestita dall’assicurato, ovvero proporzionalmente al volume di affari di quest’ultimo). In questo caso, il pagamento nella misura standard avviene al momento di conclusione del contratto, mentre alla scadenza del periodo assicurativo le parti procedono agli eventuali conguagli, sulla base della variazione degli elementi assunti a parametro di riferimento. Naturalmente, perché tale meccanismo possa operare, è necessaria la leale collaborazione dell’assicurato, tenuto a comunicare periodicamente all’assicuratore la esatta variazione degli elementi da cui dipende la variazione del premio. Nei contratti con clausola di regolazione del premio, pertanto, l’assicurato ha non solo l’obbligo di pagare il premio, ma anche quello di comunicare all’assicuratore le variazioni degli elementi posti a base del calcolo del premio, nel termine pattiziamente stabilito.
Normalmente, la clausola in esame prevede la sospensione della copertura assicurativa in caso di omessa tempestiva comunicazione degli elementi variabili di calcolo del premio.
La determinazione del premio in una parte fissa ed in una variabile è consueta anche nelle assicurazioni in abbonamento, nelle quali l'assicuratore assume, per la durata del contratto, l'obbligo di copertura di un rischio solo genericamente indicato, e l'assicurato lo rende concreto ed attuale mediante le cosiddette “dichiarazioni di alimento”, in cui indica e specifica di volta in volta le cose oggetto della copertura assicurativa. In tali assicurazioni il premio è di solito costituito da una parte fissa e invariabile, e da una parte eventuale e variabile, dovuta in aggiunta o a conguaglio, e determinata in funzione della necessità di adeguare il premio medesimo alla garanzia in concreto prestata. Secondo la S.C., in questo tipo di contratto, salvo che le parti non abbiano convenuto diversamente, la parte fissa del premio è dovuta indipendentemente dalle dichiarazioni di alimento, e quindi anche per i periodi in cui la polizza non sia stata concretamente utilizzata dall'assicurato, poiché l'assicuratore non si obbliga soltanto a corrispondere l'indennizzo al verificarsi degli eventi dedotti in contratto, ma assume verso l'assicurato una posizione giuridica passiva attuale, correlata al mero accollo del rischio per tutta la durata del contratto, per il che deve predisporre un sistema efficiente di mezzi tecnici e finanziari idoneo a garantire l'adempimento di quell'obbligazione.

6. Tempo del pagamento.
Il premio deve essere pagato anticipatamente, al momento della stipula del contratto. Anche il principio del pagamento anticipato del premio costituisce applicazione di una regola tecnica: l’assicuratore, infatti, per potere pagare gli indennizzi, deve poter disporre di mezzi adeguati, che però gli sono forniti dagli assicurati, attraverso il pagamento dei premi. La regola del pagamento anticipato serve dunque a garantire l’esatto adempimento degli obblighi dell’assicuratore.
Il pagamento del premio può avvenire in unica soluzione (premio unico), ovvero in forma rateale, secondo le previsioni del contratto. Si badi che la previsione del pagamento rateale del premio non costituisce una suddivisione anche del periodo assicurativo, cioè del periodo per il quale viene pattuita la copertura del rischio e la sopportazione di esso da parte dell’assicuratore. Così, se il contratto prevede una copertura assicurativa di durata annuale, le parti ben possono pattuire che il pagamento avvenga in due rate semestrali; in tal caso, sebbene la durata della copertura assicurativa resta annuali, è controverso quale sia il premio “dovuto per intero”: quello relativo all’anno, secondo la dottrina; quello relativo al periodo di frazionamento, secondo la Cassazione.
Quando viene consentito dall’assicuratore il pagamento rateale, il premio viene maggiorato dei cc.dd. interessi di frazionamento, che possono essere previsti in misura fissa, ovvero in misura crescente quanto minore è la rateizzazione (ad es., 2% per la rateizzazione semestrale, 3% per quella trimestrale, 5% per quella mensile, ecc.).

7. Inadempimento dell’obbligo di pagamento del premio.
Il mancato pagamento del premio può riverberare effetti sull’efficacia del contratto, provocandone: (a) la sospensione; (b) la risoluzione.
L’art. 1901 c.c. stabilisce che se non è pagato il premio unico o la prima rata di premio, l’efficacia del contratto è sospesa. Se, invece, non è pagata una rata successiva, il contratto produce i suoi effetti soltanto per i 15 giorni successivi alla scadenza del termine di pagamento, dopodiché resta sospeso sino alle ore 24 del giorno in cui avviene il pagamento. Se, dopo tale momento, si verifica un sinistro, l’assicuratore non è tenuto all’indennizzo, mentre l’assicurato resta obbligato al pagamento del premio.
La norma trova applicazione a prescindere dal fatto che il pagamento “successivo al primo” abbia ad oggetto un premio intero od una rata di esso: dunque la proroga legale trova applicazione anche nel caso in cui non sia pagata la seconda rata del primo premio, ovvero di un premio unico.
Una volta sospesa l’efficacia della copertura assicurativa, il rapporto contrattuale non può avere che due sbocchi obbligati: o la riattivazione, ovvero la risoluzione del contratto.
Il contratto viene riattivato se l’assicurato paga il premio rimasto insoluto, gli interessi moratori e le eventuali spese di lite sostenute dall’assicuratore per recuperare il premio. In questo caso, il rapporto si riattiva ex nunc, con decorrenza dalle ore 24.00 del giorno in cui il pagamento viene effettuato, e quindi restano non indennizzabili i sinistri verificatisi durante la fase di sospensione.
Il contratto invece si risolve se l’assicuratore non agisce per la riscossione del premio entro sei mesi dalla scadenza del termine di pagamento.
Il contratto di assicurazione si risolve se l’assicuratore, entro sei mesi dalla scadenza del termine di pagamento, non agisce per la riscossione del premio. In questo caso, l’assicuratore ha diritto soltanto al pagamento del premio relativo al periodo di assicurazione in corso, da intendersi come il lasso di tempo al quale le parti hanno rapportato e commisurato il “premio unitario”, indipendentemente dall'eventuale frazionamento (e, quindi, di norma, il periodo annuale). Pertanto l’assicurato inadempiente, anche là dove l'inerzia dell'assicuratore si protragga oltre i sei mesi dal giorno della scadenza del premio e della rata, è tenuto a corrispondere l'intero premio annuale, anche se ne sia stato convenuto il pagamento in due o più rate. Ovviamente, la risoluzione ope legis del contratto, per inutile decorso del termine semestrale di cui all’art. 1901 c.c., non incide sul diritto dell’assicuratore al pagamento del premio non riscosso, diritto che è soggetto alla ordinaria prescrizione annuale di cui all’art. 2952 c.c..
La norma che prevede la risoluzione ope legis del contratto, nel caso di inutile decorso di sei mesi dalla scadenza del premio, senza che l’assicuratore si sia attivato per il pagamento, è derogabile solo in senso più favorevole all’assicurato, ai sensi dell’art. 1932 c.c.. In caso di pattuizione di una clausola derogativa in pejus per l’assicurato rispetto alla disciplina legale, questa è sostituita di diritto dalla disposizione di cui all’art. 1901 c.c..

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